|
|
penasca e nei bandi campestri del 1611, ma esisteva da tempo. Il mulino "di Torre" è stato costruito verso la fine del 1679, poiché nell'anno seguente le autorità do Sospello andarono a verificare donde si prendeva l'acqua per animarlo. La comunità dava in affitto i mulini e ne ricavava redditi importanti, avendo la privativa sia su quelli ad acqua (stante l'alta signoria dei corsi
d'acqua scorrenti nel suo territorio) sia su quelli
mossi da animali (poiché i mulini era
una sua "bannalità"). I mulini, quindi, non potevano essere costruiti da
privati, ne potevano essere
utilizzati da terzi senza
autorizzazione. Durante la dominazione napoleonica le "bannalità" furono
abolite e, nel "regno sardo", fiumi
e torrenti divennero del "regio
demanio". Si aprì così la strada ai mulini privati; ne sorsero a
"Cabana" (di "Carli d'Agustin"), a
"San Michele", a "Torre" ("dei Paladini", "dei
Camillotti"), a
"Bossarè" (in località "cianasso"),
a
"Fanghetto", a "Libri" etc. Ben presto i mulini divennero troppi e il Comune, dall'affitto di quelli di sua proprietà, non ricavava neppure il necessario per la manutenzione. Nel 1870 fu perciò venduto quello di Ravai (ora in territorio francese, ai piedi di "Libri") e nel 1879 tutti gli altri. Nel 1878 la "compagnia des eaux pour la ville de Menton" ottenne l'utilizzo dell'acqua e dei mulini di Olivetta e Fanghetto, ceduti per la considerevole somma di 50.000 lire. La società si sciolse subito dopo. Nel 1925 Olivetta ottiene la luce elettrica tramite la presa d'acqua del mulino di Carlo Agostino Limon. In tal modo, nel 1936, vennero illuminate tutte le borgate del capoluogo, ad eccezione di "Ciantri" e "Bossarè". I resti dei mulini si trovano per lo più nella borgata di "Torre"; alcuni di essi sono stati trasformati in abitazioni.
|
|
|